
L’Ambasciatrice Hou Yue ha pubblicato sulla rivista italiana Scenari Internazionali un articolo a sua firma dal titolo «Quo vadunt le relazioni sino-europee?». Di seguito il testo integrale dell’articolo:
È un grande piacere avere l’opportunità, attraverso le pagine di Scenari Internazionali, di entrare in contatto con voi lettori e di condividere alcune mie riflessioni sulle relazioni tra Cina ed Europa.
Cina ed Europa sono rispettivamente culle delle civiltà dell’Oriente e dell’Occidente e, nel corso della storia, si sono a lungo attratte, scoperte e apprezzate reciprocamente. Virgilio sognò la Serica; Gan Ying percorse migliaia di chilometri alla ricerca dell’Impero Romano; Marco Polo si incamminò verso Oriente lungo la Via della Seta e ne lasciò memoria nel suo celebre Milione; Xu Guangqi e Matteo Ricci, pur diversi, seppero riconoscersi, apprezzarsi e stimarsi. Sono tutte vicende che hanno lasciato pagine memorabili nella storia del mondo e nella storia degli scambi tra le civiltà orientale e occidentale. L’anno scorso, Cina e Unione Europea hanno celebrato il cinquantesimo anniversario dell'avvio delle relazioni diplomatiche. Nel ripercorrere cinquant’anni di rapporti e cooperazione, Cina ed Europa hanno instaurato un partenariato strategico globale; il volume annuo degli scambi commerciali è passato da 2,4 miliardi di dollari a oltre 800 miliardi, facendo dell’una il secondo partner commerciale dell’altra. La cooperazione nei settori della scienza e della tecnologia, degli scambi culturali, dell’istruzione, della tutela ambientale e in molti altri ambiti ha dato frutti copiosi. Essa non ha soltanto favorito la crescita e il progresso di entrambe le parti, ma ha anche portato benefici al mondo intero. Si tratta di risultati degni di essere preservati e ulteriormente valorizzati.
Tempora mutantur. Oggi lo scenario internazionale è attraversato da turbolenze e trasformazioni profonde; i conflitti geopolitici si protraggono, il protezionismo alza sempre più la voce e la legge della giungla torna a riaffacciarsi. Tutto ciò si riflette anche nelle relazioni Cina-Europa, alimentando un ampio dibattito. Da un lato, non mancano voci razionali che sostengono la necessità di rafforzare la cooperazione tra Cina ed Europa; dall’altro, vi è chi guarda con pessimismo al futuro dei rapporti, arrivando persino a incitare a una competizione a tutto campo, se non addirittura alla contrapposizione, tra Cina ed Europa. All’inizio di questo nuovo cammino, che apre il secondo cinquantennio delle relazioni tra le parti, "Quo vadunt le relazioni sino-europee?" è diventata una questione sulla quale molte personalità lungimiranti in Europa stanno riflettendo seriamente. Al riguardo, la posizione della parte cinese è chiara.
Rispettarsi reciprocamente e mantenere una relazione di partenariato
Perché le relazioni Cina-Europa possano procedere bene e con stabilità, è innanzitutto necessario sviluppare una corretta percezione reciproca. La Cina ha sempre ritenuto che l’Europa fosse uno dei poli importanti nel mondo multipolare, una forza essenziale per preservare la stabilità dell’ordine internazionale e un partner fondamentale nel percorso verso la modernizzazione in stile cinese. L’Unione Europea attribuisce, invece, alla Cina tre caratteristichesimultanee: partner, concorrente e rivale sistemico. Una simile triplice definizione non corrisponde alla realtà e, al tempo stesso, introduce inutili incertezze e ostacoli nello sviluppo delle relazioni. È come trovarsi a un incrocio con il rosso, il giallo e il verde del semaforo accesi contemporaneamente: quale strada prendere?
La corretta definizione delle relazioni tra le parti dovrebbe essere quella di partenariato. La Cina non è una minaccia per l’Europa, tanto meno un rivale o un nemico. Cina ed Europa si trovano alle due estremità del continente eurasiatico; tra loro non esistono conflitti fondamentali di interessi né contrapposizioni geopolitiche. Le loro economie sono profondamente interconnesse, più di cento meccanismi di cooperazione sono costantemente operativi e, sulla scena internazionale, Cina ed Europa hanno collaborato per realizzare insieme molte iniziative di grande rilievo. È naturale, d’altra parte, che Cina ed Europa presentino differenze nei sistemi sociali, nelle concezioni e nei modelli di sviluppo. Le differenze sono normali; ciò che conta è come le si affronta. La cultura cinese valorizza l’ideale di hé ér bù tóng, "armonia nella diversità"; l’Europa, dal canto suo, ha fatto dell'"unità nella diversità" uno dei suoi principi fondanti. La Cina non ha mai pianificato guerre, non persegue la logica della competizione geopolitica e non esporta ideologie. Lo sviluppo della Cina rappresenta, oggi, un rafforzamento delle forze della pace nel mondo. Le differenze tra Cina ed Europa non dovrebbero dunque diventare un motivo di contrapposizione, ma piuttosto una fonte di impulso per il dialogo, lo scambio e l’apprendimento reciproco. Ci auguriamo che nelle relazioni Cina-Europa prevalga sempre il semaforo verde, affinché il cammino comune possa procedere spedito e senza ostacoli.
Mantenersi aperti alla cooperazione e perseverare nel dialogo e nelle consultazioni
La cooperazione economica e commerciale è l’ancora di stabilità delle relazioni tra le parti. Ogni giorno il valore degli scambi commerciali tra Cina ed Europa supera i 2 miliardi di dollari; lo stock degli investimenti reciproci supera i 280 miliardi di dollari e i treni merci Cina-Europa hanno effettuato complessivamente oltre 130.000 viaggi. Imprese, operatori economici di ogni settore e cittadini di entrambe le parti hanno beneficiato concretamente di questa cooperazione. Allo stesso tempo, proprio perché la cooperazioneè talmente ampia, profonda e articolata, è inevitabile che emergano divergenze e attriti. La questione fondamentale è affrontarli con uno sguardo obiettivo, lungimirante e strategico, e risolverli attraverso il dialogo e le consultazioni, con spirito costruttivo.
Nell'Europa d’oggi, alcuni parlano di una "China Shock 2.0", ponendo l’accento sullo squilibrio commerciale tra le parti e sulla cosiddetta "sovraccapacità produttiva" cinese, fino ad attribuire alla Cina la responsabilità delle difficoltà che l’economia europea si trova ad affrontare. Un tale giudizio non rende giustizia alla realtà. Il commercio internazionale è il risultato congiunto della divisione internazionale del lavoro e dell’incontro tra domanda e offerta sui mercati; un disavanzo commerciale non equivale di per sé a una "perdita". Dopo l'instaurazione delle relazioni diplomatiche tra Cina e Unione Europea, l’UE ha mantenuto per oltre vent’anni un surplus commerciale nei confronti della Cina. Quest'ultima, tuttavia, ha sempre compreso che è l’apertura a generare progresso e non ha mai chiuso il proprio mercato all’Europa. Oggi la struttura degli scambi Cina-Europa è cambiata, ma la loro natura reciprocamente vantaggiosa non è venuta meno. Una parte significativa del commercio bilaterale è realizzata da imprese europee operanti in Cina, dando luogo a una situazione in cui "il surplus è cinese, ma i profitti sono europei". Inoltre, l’Unione Europea è la principale fonte del deficit cinese nel commercio dei servizi. Anche l’idea secondo cui esportare molto sarebbe di per sé prova di sovraccapacità produttiva non regge. Secondo i dati della Commissione Europea, le esportazioni cinesi rappresentano appena il 18,8% del PIL, una quota persino inferiore al 21,4% dell’UE. Quanto all’industria automobilistica cinese, cui alcuni amici europei prestano particolare attenzione, il suo tasso di utilizzo della capacità produttiva è quasi 20 punti percentuali superiore alla media dell’UE, mentre la quota delle esportazioni è nettamente inferiore a quella di Paesi come Germania e Giappone. Dovremmo forse accusare anche questi Paesi di sovraccapacità produttiva?
La Cina non è la causa dei problemi che l’economia europea si trova ad affrontare. Al contrario, la "China Opportunity 2.0" può diventare parte della risposta a tali problemi. La Cina è un "grande mercato" per l’Europa. Nel periodo del 15° Piano Quinquennale (2026-2030), la Cina amplierà ulteriormente la propria apertura verso l’estero, è pronta ad importare una quantità ancora maggiore di prodotti europei di alta qualità e intende contribuire, attraverso azioni concrete, a un’ottimizzazione della struttura del commercio tra le parti. L’Unione Europea è già diventata la principale fonte delle importazioni cinesi di beni di consumo: automobili, pelletteria, prodotti farmaceutici, cosmetici e altri prodotti europei rappresentano, ciascuno, oltre il 40% delle relative importazioni cinesi.
La Cina rappresenta anche una "palestra" per la competitività europea. Nel periodo del 15°Piano quinquennale , la Cina continuerà a svilupparsi in direzione di una crescita più verde, più intelligente e più innovativa, creando per l’Europa nuove opportunità di cooperazione nei settori d’avanguardia, dai veicoli elettrici all’intelligenza artificiale. Imprese europee di primo piano come Stellantis, STMicroelectronics, Volkswagen e Sanofi continuano ad aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo in Cina. Facendo leva sulla forte capacità innovativa, su un ecosistema industriale completo e sull'ampia varietà di scenari applicativi presente in Cina, esse riescono a completare con efficienza l’intero percorso che va dalla ricerca e dall’innovazione al mercato, rafforzando in misura significativa la propria competitività a livello globale.
Nel giugno di quest’anno, Cina e Unione Europea hanno concordato una nuova definizione del loro rapporti commerciali di "partner commerciali chiave, stabili ed equilibrati". Le due parti dovrebbero concentrarsi maggiormente su ciò che possono costruire insieme, offrendo alle rispettive imprese un ambiente imprenditoriale equo, non discriminatorio e prevedibile, nonché risolvendo adeguatamente gli attriti commerciali attraverso il dialogo. Una "cooperazione Cina-Europa 2.0", fondata sull’innovazione, sull’apertura e sulla ricerca di un equilibrio dinamico nel percorso di crescita, potrà così promuovere lo sviluppo comune ed imprimere un nuovo e più vigoroso slancio alle relazioni tra le parti.
Sostenere il multilateralismo e affrontare insieme le sfide comuni
Cina ed Europa sono due grandi forze a sostegno del multipolarismo, due grandi mercati che sostengono la globalizzazione e due grandi civiltà che valorizzano la diversità. Il multilateralismo rappresenta il più ampio terreno di convergenza tra le due parti, mentre la difesa dell’ordine internazionale conferisce ancora maggiore rilievo al valore delle relazioni Cina-Europa nel nostro tempo. Il Presidente Xi Jinping ha lanciato l’idea della costruzione di una Comunità Umana dal Futuro Condiviso e quattro Iniziative Globali: l’Iniziativa per lo Sviluppo Globale, l’Iniziativa per la Sicurezza Globale, l’Iniziativa per la Civiltà Globale e l’Iniziativa per la Governance Globale, offrendo la saggezza e le soluzioni della Cina per affrontare i cambiamenti del mondo e rispondere alle grandi sfide della nostra epoca.
Di fronte al fatto che alcuni Paesi ignorano il diritto internazionale e perseguono unilateralismo o politiche di forza, abbandonano gli accordi e le organizzazioni internazionali nonché ricorrono a barriere tariffarie, Cina ed Europa devono impegnarsi insieme per difendere l’autorità delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, salvaguardare la globalizzazione economica e il libero scambio, continuando ad essere promotrici dello sviluppo pacifico e sostenitrici del dialogo e dell’interazione tra le diverse civiltà.
Dobbiamo diventare protagonisti concreti dello sviluppo verde. Le temperature eccezionalmente elevate che hanno caratterizzato anche quest’estate ci ricordano ancora una volta che promuovere la governance climatica e realizzare uno sviluppo sostenibile non è più rinviabile. Finché Cina ed Europa resteranno fianco a fianco, non si instaurerà una contrapposizione tra blocchi, il mondo non si dividerà, la spinta alla de-globalizzazione non prevarrà e la direzione corretta della transizione verde non verrà invertita.
Un’Europa forte è nell’interesse a lungo termine della Cina; una Cina forte è ancor più nell’interesse fondamentale dell’Europa. Le relazioni tra le parti devono andare avanti: non devono ristagnare e, tanto meno, arretrare. La nostra epoca richiede nuovi "Marco Polo". L’Italia, in quanto una delle grandi potenze dell’Unione Europea e partner strategico globale della Cina, può pertanto svolgere un ruolo importante nel promuovere le relazioni Cina-Europa nella direzione giusta.
Mi auguro di poter coltivare stretti rapporti con gli amici italiani di ogni settore, incontrandoci, dialogando e ascoltando le vostre acute e lungimiranti riflessioni. Auspico inoltre che, insieme alla parte cinese, possiate attingere alla saggezza delle antiche civiltà cinese e italiana per promuovere, tra Cina ed Europa, il rispetto reciproco, l’apertura e la cooperazione, il dialogo e l’apprendimento reciproco,nonché per aprire insieme un nuovo cinquantennio delle relazioni tra le parti: un cinquantennio ancora più resiliente e autonomo, maturo e stabile, lungimirante e ambizioso.