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Articolo dell’Incaricato d’Affari ad interim dell’Ambasciata Cinese in Italia Li Xiaoyong al Sole 24 Ore: Intelligenza artificiale, creare insieme un futuro più inclusivo
2026-08-31 23:25

Il 25 agosto, l’Incaricato d’Affari ad interim dell’Ambasciata Cinese in Italia Li Xiaoyong ha rilasciato un articolo al Sole 24 Ore:

Alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, l’intelligenza artificiale ha dato un contributo concreto nei diversi ambiti. Il modello Qwen di Alibaba ha affiancato gli organizzatori nelle decisioni operative; gli effetti visivi potenziati dall’IA hanno reso le gare ancora più coinvolgenti per il pubblico; i sistemi di mobilità intelligente hanno facilitato gli spostamenti tra le città e le località alpine; la piattaforma “Energy Expert”, dedicata alla gestione dell’impronta di carbonio, ha aiutato a ridurre l’impatto ambientale dell’evento. Milano-Cortina si è così presentata come l’edizione più “intelligente” nella storia: un esempio concreto di come l’IA possa contribuire al progresso della società.

Ma insieme alle opportunità arrivano anche domande. Se le macchine iniziano a “pensare”, come noi esseri umani potremo convivere con loro? Se gli algoritmi entrano sempre più spesso nelle decisioni, come potremo garantirne la sicurezza e l’affidabilità? Se la tecnologia corre più veloce delle regole, come potremo affrontare le nuove questioni etiche? E se il divario digitale continua ad allargarsi, come potremo evitare che i benefici dell’IA restino privilegio di pochi? Sono interrogativi che riguardano tutti e ai quali la comunità internazionale deve trovare risposte comuni.

Di recente, a Shanghai si sono tenute la World Artificial Intelligence Conference 2026 e la Conferenza di alto livello sulla governance globale dell’intelligenza artificiale. In quell’occasione, il Presidente Xi Jinping ha pronunciato un discorso intitolato Costruire insieme un sistema di governance globale dell’intelligenza artificiale giusto ed equilibrato, nel quale ha illustrato le considerazioni cinesi sulla governance globale dell’IA e avanzato proposte per coglierne le opportunità, gestirne i rischi e costruire insieme un futuro migliore.

Il Presidente Xi ha paragonato l’IA a un cavallo potente e veloce. Come possiamo farlo correre rapidamente senza perdere il controllo? A mio avviso, tre aspetti sono particolarmente importanti.

Il primo è accelerare l’innovazione, perché l’IA possa esprimere appieno il suo potenziale. La Cina investe molto nella ricerca tecnologica e nell’industria. Nel 2025, il valore dell’industria cinese dell’IA ha superato 154 miliardi di euro, con una crescita del 40% su base annua, mentre il numero delle imprese del settore ha superato quota 6.600. Circa il 60% dei brevetti mondiali nel campo dell’IA è di origine cinese. I modelli open source cinesi hanno registrato complessivamente oltre 10 miliardi di download, e tra i dieci modelli open source più avanzati al mondo, otto sono cinesi. L’IA trova ormai applicazione in un numero crescente di settori: nei campi, con droni che seminano con precisione; nelle fabbriche, con robot che individuano i difetti sulle linee di produzione; negli ospedali, con sistemi intelligenti capaci di anticipare i rischi sanitari. Sempre più soluzioni sviluppate in Cina stanno producendo effetti positivi anche nel resto del mondo.

In secondo luogo, occorre garantire che l’IA sia sicura, affidabile e controllabile. Sono condizioni essenziali perché possa davvero contribuire al benessere della società. La Cina ha revisionato la Legge sulla cybersicurezza e pubblicato la versione 2.0 del Framework per la governance della sicurezza dell’IA, integrando questo ambito nel quadro normativo nazionale. Il principio è chiaro: sviluppo e sicurezza devono procedere di pari passo. Sul piano internazionale, la Cina sostiene il multilateralismo e il ruolo centrale delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di costruire un sistema globale di governance dell’IA fondato su un ampio consenso. Allo stesso tempo, si oppone all’estensione indiscriminata del concetto di sicurezza nazionale nel campo dell’IA.

In terzo luogo, l’IA deve essere accessibile e inclusiva. Lo sviluppo dell’IA non può essere l’assolo di un singolo Paese, ma deve diventare una sinfonia di cooperazione internazionale. Insieme ad altri 28 Paesi, la Cina ha promosso la costituzione dell’Organizzazione mondiale per la cooperazione sull’intelligenza artificiale. Per rafforzare le capacità tecnologiche dei Paesi del Sud globale, nei prossimi cinque anni, la Cina offrirà ai Paesi in via di sviluppo 5.000 posti in programmi di formazione dedicati all’IA; promuoverà la creazione di centri internazionali di cooperazione per le applicazioni dell’IA rivolti ad ASEAN, Lega Araba, Unione Africana, CELAC, Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e BRICS; e favorirà l’impiego in 30 Paesi di “Mazu”, una soluzione basata sull’IA per l’allerta meteorologica precoce.

Cina e Italia condividono molte idee sull’evoluzione dell’IA. Entrambe pongono la persona al centro, sottolineano la necessità di orientare la tecnologia al bene comune e sono favorevoli a una governance globale dell’IA nel quadro delle Nazioni Unite. Anche sul piano industriale, i punti di forza dei due Paesi sono fortemente complementari. La Cina dispone di solide capacità nella ricerca, nelle applicazioni e nella trasformazione dell’innovazione in prodotti e servizi; l’Italia vanta una forte esperienza nella robotica, nella manifattura avanzata e nell’automazione industriale. Su queste basi, le possibilità di collaborazione sono ampie.

L’IA è il frutto dell’ingegno dell’intera umanità e dovrebbe andare a vantaggio di tutti. Oggi, al Policlinico di Milano, robot chirurgici affiancano i medici durante gli interventi. Nella laguna di Orbetello, sistemi di IA “ascoltano” il canto degli uccelli e riconoscono gli spari, aiutando a individuare minacce ambientali come il bracconaggio e il disboscamento illegale. Guardando al futuro, Cina e Italia possono rafforzare la cooperazione nella governance globale dell’IA, nel riconoscimento reciproco degli standard tecnologici e nella costruzione di nuovi ecosistemi industriali. In questo modo, i frutti dell’innovazione potranno raggiungere sempre più persone, in Cina, in Italia e nel resto del mondo.


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